Energia nucleare:
un futuro da salvare

Con questo volume le Associazioni tecnico-scientifiche e industriali del settore nucleare portano il loro contributo propositivo alla Conferenza Nazionale Energia Ambiente e al sistema politico-istituzionale in favore di una ripresa dell’impegno nazionale nel settore dell’energia nucleare.

L’energia nucleare ha fornito nel 1997 il 17 % dell’elettricità prodotta nel mondo, il 25% dei paesi OCSE e il 35% nella media dei paesi dell’Unione Europea. Le più recenti previsioni di sviluppo elaborate elaborate dall’OCSE stimano che in futuro questa quote cresceranno fino a raggiungere quote del 20-25% nell’America del Nord e del 40-60% nella zona europea dell’OCSE e in Giappone.

In nessun paese del mondo, a valle del disastro di Chernobyl, la fonte nucleare è stata oggetto di ripensamenti sostanziali: anche dopo quel drammatico evento, dal 1986 ad oggi, la potenza nucleare in funzione nel mondo è aumentata del 40%, passando da 250.000 a 350.000 MWe, e sono attualmente in costruzione nuovi impianti per una potenza aggiuntiva di 33.700 MWe in quindici diversi paesi.

A fronte della indiscutibile affermazione dell’energia nucleare in tutti i paesi industriali avanzati, l’Italia si trova in una posizione di evidente singolarità, e per effetto delle decisioni assunte dopo il disastro di Chernobyl – contro le indicazioni della Conferenza Nazionale sull’Energia del 1987 – il paese rischia di perdere le competenze scientifiche, tecnologiche, industriali e gestionali costruite a partire dagli anni Quaranta a prezzo di uno sforzo tecnologico ed economico non ripetibile.

Il rinvio di importanti e responsabili scelte di politica energetica ha conseguenze gravi.

Il soddisfacimento del fabbisogno energetico italiano continua a dipendere per oltre l’80% dalle importazioni di combustibili fossili e di energia elettrica dall’estero, con un esborso circa di 40 mila miliardi di lire all’anno in valuta pregiata, somma di fatto sottratta ad una proficua politica di investimenti in sede nazionale.

Tutto ciò mentre il 18% della domanda nazionale di energia elettrica è tuttora soddisfatto attraverso le importazioni dirette di elettricità nucleare dall’estero. Con ogni evidenza, l’Italia non ha affatto rinunciato all’energia nucleare: l’ha invece resa una nuova fonte di importazione, rinunciando semmai alle sue ricadute scientifiche, industriali, economiche e occupazionali.


Ugo Spezia (curatore del volume)
ENERGIA NUCLEARE: UN FUTURO DA SALVARE
Atti della Giornata di studio AIN 1998

Edizioni 21mo Secolo, 1998